Attento a queste 5 frasi: se il tuo partner le dice spesso, la stabilità emotiva è solo un’illusione

Attento a queste 5 frasi: se il tuo partner le dice spesso, la stabilità emotiva è solo un’illusione

Alessandra Perrone

Novembre 22, 2025

Una conversazione apparentemente banale può rivelare molto più di quello che si crede. Basta ascoltare con attenzione per cogliere segnali che non riguardano solo la frase pronunciata, ma lo stato emotivo dietro a quella parola. In molte coppie, la difficoltà non nasce da un singolo episodio, ma da un pattern ripetuto: reazioni rapide, difficoltà a regolare gli stati d’animo, e poi giustificazioni che camuffano il disagio. Chi vive accanto a una persona del genere lo percepisce come fatica quotidiana: discussioni che si riaccendono senza motivo, decisioni impulsive, rimandi a colpe esterne.

Per orientarsi è utile avere chiari alcuni termini: instabilità emotiva indica la tendenza a oscillare con frequenza e intensità tra stati d’animo diversi; spesso è accompagnata da ansia, rabbia o sensazioni depressive. Non si tratta solo di umori fluttuanti, ma di una modalità che influisce sulle relazioni: viene compromessa la capacità di pianificare insieme, di gestire i conflitti in modo costruttivo e di mantenere una quotidianità stabile. In Italia, come in altre realtà, chi si trova in questa condizione chiede raramente aiuto spontaneamente; intanto la coppia accumula tensione.

Un dettaglio che molti sottovalutano è che la comunicazione verbale è solo la punta dell’iceberg: il tono, la ripetizione di alcuni concetti, il linguaggio del corpo completano il quadro. In questi casi, ascoltare non significa solo sentire le parole, ma annotare frequenze e ripetizioni: quali temi riemergono, quali emozioni vengono negate o enfatizzate. Questo approccio non sostituisce una diagnosi clinica, ma aiuta a capire se si è davanti a un problema stabile che merita attenzione.

Attento a queste 5 frasi: se il tuo partner le dice spesso, la stabilità emotiva è solo un’illusione
Due mani, una maschile e una femminile, si toccano in superficie. Entrambe hanno anelli. – pompavolumetrica.it

Come riconoscere i segnali nelle frasi di tutti i giorni

Le parole ricorrenti sono spesso finestre su vissuti ripetitivi. Non serve prendere ogni singola frase come prova definitiva, ma osservare la frequenza e il contesto in cui vengono dette. Ci sono locuzioni che, secondo professionisti del settore, compaiono spesso in persone che faticano a regolare le emozioni: espressioni di sfinimento continuo, attribuzioni costanti di colpa al destino o ad altri, affermazioni che bollano la propria natura come immutabile, previsioni negative costanti e negazioni radicali del bisogno di vicinanza. Quando queste formule tornano, diventano più che parole: sono indizi di un funzionamento emotivo ricorrente.

Se una persona ripete spesso frasi tipo “non ce la faccio più”, non è solo stanchezza: può indicare esaustione emotiva e un carico psicologico non gestito. Se prevalgono commenti del tipo “mi succede sempre a me” o “è colpa della sfortuna”, si osserva una tendenza al vittimismo o a uno scarico della responsabilità. Altre frasi che emergono frequentemente descrivono una rigidità dell’identità, come “sono fatto così”: in questo caso il messaggio è spesso una resistenza al cambiamento, che limita la disponibilità a lavorare sui problemi.

Un altro segnale rilevante è il linguaggio che anticipa il fallimento, ad esempio “sapevo che sarebbe andata male”: è segnale di un atteggiamento pessimista che condiziona le scelte e alimenta la conflittualità. Infine, affermazioni nette come “non ho bisogno di nessuno” possono nascondere tentativi di difesa, ovvero la negazione di un bisogno di supporto per evitare il dolore. Un fenomeno che in molte coppie italiane viene sottovalutato è proprio la discrepanza tra ciò che si dice e ciò che si mostra: capire questa discrepanza è fondamentale per decidere i passi successivi.

Cosa fare: confini, dialogo e quando cercare aiuto esterno

Di fronte a questi segnali la risposta efficace non è immediatamente decide di troncare la relazione, ma valutare cosa sta succedendo e agire con metodo. Il primo passo è mettere dei confini chiari: stabilire ciò che è accettabile nella comunicazione e ciò che richiede pausa. Al tempo stesso, aprire un dialogo orientato all’ascolto e non all’accusa aiuta a evitare escalation. In molte coppie il problema si aggrava perché le reazioni diventano reciprocamente alimentanti: uno risponde con rabbia, l’altro si chiude.

Un aspetto pratico che molti non considerano è la possibilità di un supporto terapeutico. La psicoterapia individuale può aiutare chi soffre di forti oscillazioni emotive a sviluppare strategie di regolazione, mentre la terapia di coppia offre strumenti per migliorare la comunicazione e rinegoziare ruoli e aspettative. In diverse città italiane i centri di salute mentale e gli studi privati segnalano un aumento delle richieste su questi temi: non è un problema individuale ma una questione relazionale che spesso richiede intervento professionale.

Un dettaglio che in molti casi cambia la prospettiva è riconoscere la differenza tra occasionali crisi emotive e un quadro ripetuto nel tempo. Se le difficoltà sono croniche, il rischio è che la relazione perda progressivamente compatibilità: decisioni come una pausa o la separazione diventano scelte realistiche quando gli sforzi di cambiamento non trovano riscontro. Molte coppie scelgono percorsi intermedi: regole di convivenza, momenti di verifica con uno specialista, o tempi di separazione temporanei per lavorare su sé stessi. In ogni caso, la scelta finale deriva da valutazioni quotidiane e concrete, non da slogan emotivi.